Scicli: paese incantato di Barocco

Scicli, un paesino barocco della Sicilia, immerso nel magnifico incanto dei monti Iblei.Parco archeologico Valle dei templi
Attraversiamo l’affascinante paesaggio ricco di ripide pareti calcaree, carrubi, muretti, chiesette e cave, e giungiamo alla vista di quello che definiremmo una gemma nel cuore della Sicilia.

L’impatto visivo iniziale non può far altro che lasciarci a bocca aperta: ci sembra d’essere di fronte a un meticoloso e ben riuscito progetto di architettura organica. Centinaia di abitazioni in pietra calcarea spuntano dai dirupi Iblei con così tanto rispetto del paesaggio circostante da sembrare parte d’esso. Spontanea è l’ammirazione che ci viene da provare per quelle mani tanto leggere che, nell’arco dei secoli, sono riuscite a costruire dimore per l’uomo conservando l’amore per la natura.

Parco archeologico Valle dei templi

Ci troviamo in un “presepe”, qualcuno lo definirebbe un paradiso, in provincia di Ragusa: Scicli, comune italiano di circa 27.000 abitanti, dichiarato patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2002.

per saperne di più vai a:www. idealista.it

Parco archeologico Valle dei templi

Scicli, un paesino barocco della Sicilia, immerso nel magnifico incanto dei monti Iblei.
Attraversiamo l’affascinante paesaggio ricco di ripide pareti calcaree, carrubi, muretti, chiesette e caveParco archeologico Valle dei templi, e giungiamo alla vista di quello che definiremmo una gemma nel cuore della Sicilia.
L’impatto visivo iniziale non può far altro che lasciarci a bocca aperta: ci sembra d’essere di fronte a un meticoloso e ben riuscito progetto di architettura organica. Centinaia di abitazioni in pietra calcarea spuntano dai dirupi Iblei con così tanto rispetto del paesaggio circostante da sembrare parte d’esso. Spontanea è l’ammirazione che ci viene da provare per quelle mani tanto leggere che, nell’arco dei secoli, sono riuscite a costruire dimore per l’uomo conservando l’amore per la natura.
Ci troviamo in un “presepe”, qualcuno lo definirebbe un paradiso, in provincia di Ragusa: Scicli, comune italiano di circa 27.000 abitanti, dichiarato patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2002.
 Parco archeologico Valle dei templiCi troviamo in un “presepe”, qualcuno lo definirebbe un paradiso, in provincia di Ragusa: Scicli, comune italiano di circa 27.000 abitanti, dichiarato patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2002.

Visite notturne nella Valle di Agrigento

VISITE GUIDATE AL TRAMONTO

Iniziamo già,visite notturne nella Valle dei templi a partire di giorno 07 di Luglio 2018, le visite guidate nella meravigliosa Valle dei templi di Agrigento.

Nello splendore del tramonto agrigentino, la magia del tuffo dorato dei Templi Greci ci fanno sentire ipnotizzati e felici nella contemplazione di questo pezzo di paradiso!!visite notturne nella Valle dei templi

Venite a conoscere , accompagnati da una guida turistica autorizzata, la famosa Valle dei Templi negli orari più freschi.

Potremmo visitare il  Tempio di Giunone, della Concordia, oggi logo della Unesco, le otto colonne di Ercole, L’immenso tempio di Zeus Olimpio, le cuatro colonne dei Dioscuri nel cuore delle Divinità Ctonie.

Il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei templi apre le sue porte alle ore 8:30 am fino alle ore 22:00 in settimana. fino alle ore 23:00 il fine settimana potendo rimanere al interno fino a mezzanotte.

Dalle ore 18:30 ogni giorno organizza tour guidati per famiglie o gruppi di amici.visite notturne nella Valle dei templi

Prenota al te. cell: 349 7922686

 a partire di giorno 07 di Luglio 2018, le visite guidate nella meravigliosa Valle dei templi di Agrigento.
Nello splendore del tramonto agrigentino, la magia del tuffo dorato dei Templi Greci ci fanno sentire ipnotizzati e felici nella contemplazione di questo pezzo di paradiso!!visite notturne nella Valle dei templi
Venite a conoscere , accompagnati da una guida turistica autorizzata, la famosa Valle dei Templi negli orari più freschi.
Il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei templi apre le sue porte alle ore 8:30 am fino alle ore 22:00 in settimana. fino alle ore 23:00 il fine settimana potendo rimanere al interno fino a mezzanotte.
Potremmo visitare il  Tempio di Giunone, della Concordia, oggi logo della Unesco, le otto colonne di Ercole, L’immenso tempio di Zeus Olimpio, le cuatro colonne dei Dioscuri nel cuore delle Divinità Ctonie.Dalle ore 18:30 ogni giorno organizza tour guidati per famiglie o gruppi di amici.

Jan Fabre nella Valle dei Templi

Ecstasy & Oracles, la grande mostra di Jan Fabre tra Monreale e la Valle dei Templi di Agrigento

L’artista fiammingo omaggia la Sicilia con una mostra che mette in dialogo le sue opere più note con i mosaici del Duomo di Monreale e le chiese medievali di Agrigento. Una riflessione sui temi della vanitas, della vita e della morte, sul valore del tempo. Con un colpo di scena finale – è il caso di dire da urlo – alla Valle dei Templi…Guida turistica valle dei templi

anitas, contemplazione, memento mori, misticismo, fede. Ma se c’è un’espressione che – più di tutte le altre – comprende, racchiude e spiega il nuovo progetto espositivo di Jan Fabre(che di recente, tra l’altro, ha presentato 3 nuovi lavori nella Chiesa di St. Augustine ad Anversa nell’ambito di Anversa Barocca 2018), quella è senza dubbio coniunctio oppositorum. Ecstasy & Oracles è il titolo della grande mostra diffusa che l’artista belga ha portato in Sicilia, tra il Duomo di Monreale e la Valle dei Templi di Agrigento.Guida turistica valle dei templi

per saperne di più vai a : www. artribune.com

L’artista fiammingo omaggia la Sicilia con una mostra che mette in dialogo le sue opere più note con i mosaici del Duomo di Monreale e le chiese medievali di Agrigento. Una riflessione sui temi della vanitas, della vita e della morte, sul valore del tempo. Con un colpo di scena finale – è il caso di dire da urlo – alla Valle dei Templi…Guida turistica valle dei templi

anitas, contemplazione, memento mori, misticismo, fede. Ma se c’è un’espressione che – più di tutte le altre – comprende, racchiude e spiega il nuovo progetto espositivo di Jan Fabre(che di recente, tra l’altro, ha presentato 3 nuovi lavori nella Chiesa di St. Augustine ad Anversa nell’ambito di Anversa Barocca 2018), quella è senza dubbio coniunctio oppositorum. Ecstasy & Oracles è il titolo della grande mostra diffusa che l’artista belga ha portato in Sicilia, tra il Duomo di Monreale e la Valle dei Templi di Agrigento.Guida turistica valle dei templi

Gastronomia siciliana: i Capperi

La zona di produzione: PantelleriaAgrigento. Guida valle dei templi

L’isola di Pantelleria è la più occidentale e la più grande delle isolesatelliti della Sicilia (ha una superficie di 83 km²). Si trova al centro del Canale di Sicilia ed amministrativamente è compresa nella provincia di Trapani. Non lontana dalle coste della Tunisia (da cui dista solo 70 km) che si possono osservare perfino ad occhio nudo, essa è il territorio italiano più vicino all’Africa. Il suo territorio di origine vulcanica e i molti fenomeni di vulcanesimo secondario che ospita, rendono il suo paesaggio decisamente singolare: cale e faraglioni punteggiano le coste frastagliate, la vegetazione bassa colora l’interno e l’azzurro di un mare cristallino circonda il tutto. La mano dell’uomo ha poi contribuito a rendere Pantelleria unica. I muri a secco utilizzati per coltivare, i fabbricati di pietra lavica per raccogliere l’acqua piovana (dammusi) e i terrazzamenti sono solo alcuni esempi. Proprio i confini di quest’isola costituiscono la zona di produzione del Cappero di Pantelleria IGP.Agrigento. Guida valle dei templi

La storia del cappero di Pantelleria IGP

I Greci e i Latini sono i popoli che troviamo all’inizio della storia del Cappero di Pantelleria IGP. Presso di loro era apprezzato sia come ingrediente in cucina, per il suo sapore, sia per le sue proprietà benefiche, sia per le sue doti afrodisiache, citate fin da tempi antichissimi. Caratteristiche che nei secoli hanno continuato ad essere riconosciute al Cappero di Pantelleria IGP e che vengono considerate anche in alcuni trattati di cucina risalenti al Seicento. Il valore economico e commerciale del prodotto è invece ciò che spinse, durante il diciottesimo secolo, verso l’estensione delle coltivazioni a Pantelleria. Il Cappero divenne così un riferimento imprescindibile per l’economiadell’isola e arrivò a superare addirittura per quantità la coltivazione della vite, pur storicamente molto presente. I riconoscimenti come prodotto IGP negli anni Novanta hanno dato un altro contributo a questa storia di qualità. Agrigento. Guida valle dei templi  

se vuoi saperne di più vai a :lorenzovinti.it

Agrigento, il tempio di Zeus Olimpio torna alle origini

Agrigento, il tempio di Zeus Olimpio torna alle originiAgrigento guida turistica
La ricostruzione tridimensionale di un architetto

Grazie al lavoro di Federico Moncada, una delle meraviglie della Valle dei Templi riprende vita. Il prossimo passo sarà creare un’animazione. «Mi piace l’idea che grazie al mio lavoro gli agrigentini si soffermino sul passato della nostra città, nella speranza che il nostro patrimonio riceva più attenzioni dall’opinione pubblica e dalle istituzioni»Agrigento guida turistica

È uno dei più grandi templi mai costruito, ma purtroppo oggi non ne rimangono che pochi resti nella Valle dei Templi di Agrigento, testimoni degli antichi fasti della cultura greca sulla nostra isola. Stiamo parlando del tempio dedicato a Zeus Olimpio, secondo numerosi studiosi costruito qualche anno dopo la battaglia di Himera, combattuta vittoriosamente da Agrigento e Siracusa contro i cartaginesi a cavallo tra il 480/479 a.C. Per festeggiare la vittoria gli agrigentini decisero di costruire un enorme tempio dorico, lungo quasi 113 metri e largo 56Agrigento guida turistica

La storia ci ha riconsegnato solo poche componenti della sua originaria struttura, a causa soprattutto dell’azione umana, che ha spinto, ad esempio, all’utilizzo del tempio come cava di pietra per la costruzione dei moli di Porto Empedocle nel XVIII secolo. Alla luce dell’importanza dell’antica struttura, l’architetto Federico Moncada ha deciso di realizzare una fedele ricostruzione, e dopo sei mesi di lavoro ecco che al tempio viene restituita, seppur in formato digitale, la sua antica bellezza.

se voui saperne di più vai a : meridionews.it

Grazie al lavoro di Federico Moncada, una delle meraviglie della Valle dei Templi riprende vita. Il prossimo passo sarà creare un’animazione. «Mi piace l’idea che grazie al mio lavoro gli agrigentini si soffermino sul passato della nostra città, nella speranza che il nostro patrimonio riceva più attenzioni dall’opinione pubblica e dalle istituzioni»Agrigento guida turisticaGrazie al lavoro di Federico Moncada, una delle meraviglie della Valle dei Templi riprende vita. Il prossimo passo sarà creare un’animazione. «Mi piace l’idea che grazie al mio lavoro gli agrigentini si soffermino sul passato della nostra città, nella speranza che il nostro patrimonio riceva più attenzioni dall’opinione pubblica e dalle istituzioni»Agrigento guida turistica

Agrigento: Tempio di Castore e Polluce

Il tempio di Castore e Polluce ad Agrigento è sicuramente l’emblema della città.

Del V sec. a.C., è dedicato a Càstore e Pòlluce, due degli Argonauti.Agrigento. Guida turistica

Conosciuti anche con il nome di Diòscuri, parteciparono alla ricerca del Vello d’oro.

Mito di Castore e Polluce

Il termine Diòscuri significa letteralmente “figli di Zeus”.

Si riferisce ai due fratelli gemelli nati dall’unione fra il re dell’Olimpo e Leda, moglie del re di Sparta Tindaro.

Secondo la mitologia, Zeus, invaghitosi di Leda, si trasformò in cigno e la sedusse:

dalla loro unione ella partorì due uova dalle quali nacquero, da un parte Pòlluce ed Elena (futura causa della guerra di Troia);

Dall’altra Càstore e Clitennestra. Questi ultimi, però, nacquero a seguito della successiva unione di Leda con il proprio marito Tindaro.

Così solo Pòlluce, a differenza del fratello, divenne immortale.Agrigento. Guida turistica

Struttura del Tempio di Castore e Polluce

Il tempio è andato quasi interamente distrutto:

rimane intatta solo parte della trabeazione che si eleva sopra quattro colonne che furono ricomposte e risistemate nel XIX sec.

Anche in questo tempio, come negli altri, le colonne presentano le classiche striature lungo il corpo e terminano con capitello il stile dorico.Agrigento. Guida turistica

per saperne di più vai a: tourismsicilia.com

Mito di Castore e Polluce
Il termine Diòscuri significa letteralmente “figli di Zeus”.
Si riferisce ai due fratelli gemelli nati dall’unione fra il re dell’Olimpo e Leda, moglie del re di Sparta Tindaro.
Secondo la mitologia, Zeus, invaghitosi di Leda, si trasformò in cigno e la sedusse:
dalla loro unione ella partorì due uova dalle quali nacquero, da un parte Pòlluce ed Elena (futura causa della guerra di Troia);
Dall’altra Càstore e Clitennestra. Questi ultimi, però, nacquero a seguito della successiva unione di Leda con il proprio marito Tindaro.
Così solo Pòlluce, a differenza del fratello, divenne immortale.Agrigento. Guida turistica

Il Vino Marsala di Sicilia

LA STORIA DEL MARSALA:Guida Agrigento Valle dei Templi

Il Marsala D.O.C. ha una storia antica e particolare che si intreccia con quella anglosassone. Nel 1773, per caso o meglio per una tempesta, un ricco imprenditore di Liverpool, John Woodhouse, fu costretto a rifugiarsi nel porto di Marsala e assaggiò il vino prodotto dai contadini locali. Lo trovò eccellente, simile ad alcuni vini pregiati della Spagna e del Portogallo e decise di farlo assaggiare ai sui connazionali. La prima spedizione fu un successo e Woodhouse decise di fermarsi a Marsala e produrre il vino in proprio. Ristrutturò un antico baglio e nacque il primo stabilimento del vino Marsala. A lui seguirono altri inglesi, Ingham e Whitaker i più conosciuti, che crearono altri stabilimenti per la produzione e distribuzione del Marsala. Il monopolio del vino rimase agli inglesi fin quando nel 1912 un italiano, Vincenzo Florio decise di entrare nella produzione e commercio del Marsala. Ancor oggi le Cantine Florio, insieme a tante altre, producono ed esportano il Marsala in tutto il mondo.Guida Agrigento Valle dei Templi

Gustare un bicchiere di Marsala ..un’esperienza unica, un appuntamento da non perdere durante la tua vacanza a Marsala!Guida Agrigento Valle dei Templi

Gustare un bicchiere di vino Marsala è un appuntamento da non perdere quando ci si trova a Marsala sia per l’appassionato di vino, ma anche per chi non lo è. Un’esperienza unica che coinvolge tutti i sensi..
Il Vino Marsala è un vino DOC prodotto nella nostra città, che racchiude il sapore del sole e della terra di Sicilia.
Conosciuto da molti come vino da dessert, esiste in diverse tipologie.
Può essere dolce e liquoroso, secco o semisecco, aromatizzato, ma sempre profumato e avvolgente.
Si può usare in cucina, come aperitivo, con il dolce o il salato, e si può gustare freddo, caldo o a temperatura ambiente.
Un vino versatile proprio perché varie sono le tipologie di uve usate nella sua preparazione e diversi i tempi di invecchiamento e metodi di lavorazione.

se voi saperne di più vai a : lasalinella.it

 

IL MECENATE DI AGRIGENTO:Alexander Hardcastle

Guida turistica Agrigento ValleLa prima volta che sir Alexander Hardcastle venne ad Agrigento – che all’ epoca si chiamava Girgenti – aveva 49 anni ed era il 1921. Arrivò in treno, da turista. Era capitano della British Navy, aveva combattuto le guerre coloniali dichiarate dall’Inghilterra ma soprattutto era un cultore di archeologia. Era già stato in Toscana, a Girgenti gli bastarono pochi giorni per capire di avere trovato la sua patria elettiva. Hardcastle era un uomo d’ azione, era stato educato a realizzare i sogni. Una volta a Girgenti compra una villa lungo le mura dell’ antica Akragas, fra il tempio della Concordia e quello di Eracle, la chiama “villa Aurea” in onore della vicinissima Porta Aurea da cui nel 210 a. C. erano entrati i soldati romani dopo sei mesi di assedio. Guida turistica Agrigento ValleE subito si mette al lavoro. Cominciano così dodici anni intensi, interamente dedicati agli scavi archeologici: anni in cui il capitano Hardcastle spende le sue ricchezze per finanziare numerose campagne di scavi, ricevendo dallo Stato italiano qualche riconoscimento onorifico e saltuari contributi finanziari. Guida turistica Agrigento ValleMa è un mecenate fortunato perché trova un interprete nell’ archeologo Pirro Marconi, assieme fanno rinascere la Valle dei Templi. La figura del capitano Hardcastle è stata a lungo dimenticata, ed è quindi benvenuto il libro scritto da Alexandra Richardson dopo un accurato lavoro di ricerca; in “Passionate patron: the life of Alexander Hardcastle and the Greek temples of Agrigento”(Archaeopress, 143 pagine, 30 euro), traspare la passione tutta inglese per le biografie e la personalità di Hardcastle appare affascinante, anticonformista, sempre generosa. La pubblicazione è in inglese e la sua diffusione dalle nostre parti non sarà certo di massa, ma la vita del capitano Hardcastle ad Agrigento ha qualcosa di epico e il personaggio meriterebbe senz’ altro l’ attenzione anche degli editori italiani.

per saperne di più vai a: lareppublica.it

 

Agrigento nel famoso Grand Tour

IL GRAND TOUR IN SICILIAGuida turistica Agrigento Valle templi

Il Grand Tour è un viaggio a tappe attraverso l’Europa che il giovane aristocratico compieva a completamento dei suoi studi universitari. Un viaggio di formazione quindi, durante il quale l’élite di studenti poteva osservare da vicino il fervore artistico-culturale che animava le corti europee del Rinascimento.Guida turistica Agrigento Valle templi

La tradizione si protrarrà per circa tre secoli (XVII- XIX sec.) e l’Italia rappresenterà una tappa comune e “obbligata” per tutti i viaggiatori, che si muoveranno sull’asse principale Venezia-Firenze-Roma-Napoli.

A partire dalla fine del Settecento, anche la Sicilia rientrerà tra le tappe del Grand Tour, grazie al nuovo spirito enciclopedico illuministico e al ritrovato interesse per l’arte e la cultura classica e per la Natura. Privilegiate saranno quindi le mete dall’interesse archeologico come Agrigento, Segesta, Selinunte, Siracusa, Solunto, Taormina ma anche architettonico e paesaggistico come Catania, Messina e Palermo.Guida turistica Agrigento Valle templi

“L’Italia senza la Sicilia avrebbe lasciato nell’anima mia un quadro imperfetto” scrive  J.W. Goethe,  uno dei primi ad avventurarsi oltre lo Stretto e a testimoniare nel suo Viaggio in Italia il ruolo di questa terra nella riscoperta della classicità latina e greca.

Con la nascita della fotografia, l’idea del viaggio assume un nuovo fascino: scatti istantanei danno testimonianza visiva e reale della presenza nei luoghi, e dei luoghi stessi. I fotografi, come privati escursionisti o per campagne “commerciali”, diventano così eredi ideali dei viaggiatori del Grand Tour, ripercorrendo le tappe storiche e aggiungendone nuove, dando finalmente un’immagine concreta di quei siti archeologici, città, panorami, ma anche genti e tradizioni, che fino ad allora vivevano nelle descrizioni letterarie e resoconti di viaggio di chi cercava di fermare nel tempo ciò che aveva visto e vissuto.

per saperne di più vai a: fotostorichedisicilia.cricd.it

Il Grand Tour è un viaggio a tappe attraverso l’Europa che il giovane aristocratico compieva a completamento dei suoi studi universitari. Un viaggio di formazione quindi, durante il quale l’élite di studenti poteva osservare da vicino il fervore artistico-culturale che animava le corti europee del Rinascimento.Guida turistica Agrigento Valle templi

Capponata, regina nelle insalate siciliane

Guida turistica Valle dei TempliIn Sicilia c’è caponata e caponata: le versioni della ricetta sono diverse, a seconda delle zone dell’isola. Ecco le due ricette emblematiche per differenze, quella di Trapani e quella di Catania. Nessuna sfida, solo una questione di gusti e tradizioni

 La caponata è una cosa seria. Per tutti i siciliani, che, peggio di Capuleti e Montecchi, si sfidano da una costa all’altra a colpi di melanzana, per avere il primato dell’autentica caponata made in Sicily. In realtà esistono moltissime ricette di questo piatto – se ne contano almeno una trentina – che oggi viene servito come antipasto o come contorno, ma che nel ‘700 rappresentava un piatto unico accompagnato dal pane.Guida turistica Valle dei Templi

Caponata: in origine era un pesce

Il nome “caponata” indicava il companatico che le donne davano ai loro mariti pescatori del capone, nome siciliano della Lampuga, un pesce della famiglia dei tonni, ricercato per le sue carni pregiate e che veniva servito con la salsa agrodolce della caponata. I poveri, che non potevano permettersi il pesce, lo sostituirono con le melanzane.Guida turistica Valle dei Templi

Due le scuole di pensiero nell’isola simbolo del bien manger: da una parte chi concepisce il piatto come un insieme di verdure, tra cui appunto le melanzane, accostate a un altro simbolo della Sicilia come le mandorle, e poi condite in agrodolce, e chi, sulla costa orientale e nello specifico nella città di Catania, vede invece una predominanza della melanzana e del pomodoro, uniti ai pinoli e al basilico fresco.

La melanzana lunga, non una qualunque

In entrambi i casi la melanzana utilizzata per la caponata è quella oblunga e soda, detta anche la “violetta di Palermo”. Questa melanzana ha una consistenza meno spugnosa di quelle tonde, e una polpa densa e compatta, perfetta per non assorbire troppo olio durante la frittura e per non rilasciarlo una volta cotta, evitando così l’effetto super unto.

per saperne di più vai a: lacucinaitaliana.it